Con la dieta keto e la dieta low carb si può mangiare a volontà e perdere peso
Capita molto spesso di sentire che non serve contare le calorie, specie da chi si avvicina da zero a questi regimi alimentari. In particolare, lo pensa chi scopre lo stile lazy. Questo stile non prevede infatti un conteggio preciso dei macronutrienti ma garantisce ugualmente risultati in termini di dimagrimento. In effetti, leggendone la descrizione, pare proprio che possiamo liberarci di bilance, schemi o applicazioni ad hoc. Per approfondire, trovate la descrizione dello stile lazy per la dieta chetogenica cliccando qui e quella per la dieta low carb cliccando qui,
È proprio così? Sì…E no. Vero, lo stile lazy non prevede l’utilizzo degli strumenti sopraelencati. Tuttavia, non si può prescindere da una misurazione spannometrica dei macros e, conseguentemente, delle calorie. In fondo, non risulta particolarmente complesso decidere se un cespo di lattuga sia più o meno calorico di un panetto di burro!
Contare o non contare le calorie?
Questo è il dilemma, però presto risolto. Tutti i regimi a ridotto contenuto di carboidrati, per essere efficaci, necessitano di una quantificazione preliminare dell’assunzione giornaliera di calorie, oltre che dei macronutrienti.
Chi sceglierà una dieta seguendo lo stile strict monitorerà con la massima precisione possibile l’apporto calorico e in termini di macros di ogni cibo. Chi adotterà lo stile lazy, invece, sarà più flessibile. Per forza di cose, quindi, qualche giorno sforerà, mentre altre volte sarà in deficit pur non rendendosene conto. Di certo non potrà mangiare a volontà, in ogni caso!
Chiaramente, si potranno ottenere comunque dei risultati a patto di affidarsi al buon senso e/o all’esperienza. Non sono poche, infatti, le persone che passano dallo stile strict a quello lazy dopo aver rodato per bene il regime per qualche tempo.
Quante calorie al giorno assumere
Ed eccoci arrivati al nodo della questione: come quantificare un apporto calorico che permetta di perdere peso senza restare privi di energie? Per dare una risposta non basta guardare i parametri classici, cioè:
- il peso e l’altezza da soli;
- l’Indice di Massa Corporea, o IMC, in inglese BMI, Body Mass Index, che si calcola dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza in metri, per esempio IMC = 70 / (1,75 x 1,75) = 22,8.
Qualunque numero dovesse risultare esclusivamente da questi risulterebbe insoddisfacente per il singolo individuo.
I parametri per calcolare il fabbisogno energetico
Il fabbisogno energetico non è il numero di calorie necessarie per perdere peso, bensì quello che permette a un soggetto di mantenere il proprio peso corporeo. Per definire un valore adeguato cui attenersi più o meno scrupolosamente occorre tenere in considerazione svariati parametri. Vediamo insieme quali!
- Età: chi ha lasciato alle spalle i vent’anni si sarà accorto che dimagrire diventa ben più complesso!
- Genere: il fabbisogno degli uomini è tendenzialmente maggiore di quello delle donne.
- Stato fisico generale: godiamo della famosa “sana e robusta costituzione” o no?
- Ormoni: in menopausa, per esempio, una donna presenterà livelli di ormoni ben diversi rispetto a quelli di una in età fertile.
- Peso totale, massa magra e massa grassa, facilmente individuabili con un esame non invasivo, come l’impedenziometria.
- Dieta prescelta: il numero di calorie cambia anche a seconda dei macronutrienti da assumere.
- Esercizio fisico: una persona sedentaria avrà sempre bisogno di meno calorie di uno sportivo.
- Livello di attività giornaliera: questo punto si riferisce in particolare al tipo di lavoro o di attività prevalente nella giornata del singolo individuo. Un addetto alle pulizie, per esempio, ha un livello di attività giornaliera più alto di un impiegato che resta seduto alla scrivania 8 ore ogni giorno.
Il deficit calorico
La combinazione dei parametri indicati nel precedente paragrafo permette, come si è detto, di ottenere un valore che consente il mantenimento del peso. Per dimagrire, tuttavia, è necessario impostare un deficit calorico, anche con una semplice percentuale. Il principio è quello del detto “chi va piano va sano e va lontano”: un taglio delle calorie superiore al 30% sarebbe dannoso per la salute.
Oltretutto, se non siamo abituati a un regime alimentare di questo tipo, gestire un deficit calorico importante mentre ci adattiamo ai nuovi macronutrienti porterebbe a fallimento e frustrazione. Probabilmente, la soluzione iniziale ideale si colloca fra il 10 e il 20%, proprio per consentirci di entrare nella giusta impostazione mentale.
Una donna il cui fabbisogno energetico è pari a 2.000 calorie, giusto per fare un esempio, potrà decidere di ridurle fino a 1.400 al massimo. Il suo percorso sarà comunque ben più sostenibile se scenderà a 1.800 (-10%).
Come trovare il proprio numero magico in fretta?
Online si trovano facilmente svariati calcolatori come questo, ma senza dubbio il nostro consiglio è quello di affidarsi a un professionista possa individuare una soluzione realmente personalizzata. Un buon nutrizionista, per esempio, innanzitutto, saprà indirizzare chiunque verso il regime più adatto a partire da:
- un’impedenziometria (o da una plicometria);
- esami medici specifici, come quelli del sangue e delle urine;
- una valutazione globale della persona comprendente il suo stile di vita nel dettaglio, grazie a questionari ad hoc.
Essere accompagnati con un monitoraggio che vada oltre la semplice pesata settimanale in casa, peraltro, potrà motivare anche chi fra noi sarà più sfiduciato per un eventuale stallo.
A partire dal 2023 avremo il piacere di essere affiancati da alcuni specialisti in tutta Italia che potranno supportarvi nel percorso pienamente. Curiosi? Come dicono negli USA…Stay tuned! Seguiteci sui nostri canali social e, se vi va, fateci sapere come avete fatto a determinare l’apporto calorico corretto per la vostra dieta.